Haidar, Il razzismo spiegato ai giovani su Giornale San Marino
14 Ottobre 2020

HAFEZ HAIDAR, IL RAZZISMO SPIEGATO AI GIOVANI. UN PASSO OLTRE L’INDIFFERENZA (Diarkos, pp.128, 15 euro). “Col passare del tempo, ho scoperto sulla mia pelle che l’ignoranza crea odio e genera razzismo e discriminazione.
    Proprio in Italia ho capito che sarei diventato un missionario di pace e che avrei dovuto reagire contro le nubi dell’odio, dell’intolleranza e della diffidenza e del razzismo. Ho abbracciato una nuova fede, l’amore universale”.
    E’ un manifesto che celebra la fratellanza tra i popoli e il valore della memoria come antidoto all’odio il libro firmato da Hafez Haidar dal titolo “Il razzismo spiegato ai giovani”, edito da Diarkos.
    Nato a Baalbeck nel 1953, docente, scrittore e traduttore libanese naturalizzato italiano, candidato al Premio Nobel per la Pace nel 2017, Haidar scrive con un linguaggio semplice ed efficace una storia emblematica, quella del professor Andrea e dei suoi giovani allievi, che arriva dritta al problema: è l’ignoranza a generare il razzismo e a creare un atteggiamento di chiusura verso l’altro, che viene percepito come pericoloso e “diverso”. E’ su questo che dobbiamo intervenire, partendo dalla scuola e dalle famiglie, per costruire, soprattutto pensando alle generazioni future, una società più giusta, in cui nessuno si senta straniero.
    Da Anna Frank a Rose Parks, da Gandhi a Martin Luther King, da Malala a Liliana Segre: sono solo alcune delle voci che nel libro trovano posto per spiegare, alla luce di ciò che questi grandi personaggi hanno vissuto sulla propria pelle, cosa significhi subire discriminazioni e soprusi. L’idea che anima il lavoro di Haidar è quello di raccontare il razzismo di ieri e quello di oggi, e la loro comune radice nell’ignoranza. In particolare l’attenzione è sul razzismo contemporaneo, nel quale, se in parte si è abbandonata l’idea di una “razza” che sia “superiore” biologicamente rispetto a un’altra vista come “inferiore”, il pregiudizio razziale si esprime sia in senso ideologico sia attraverso l’intolleranza politica, sociale e culturale. L’invito di Haidar (che fa sue le parole di Liliana Segre, “L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l’indifferenza”) è quello in primo luogo di studiare la storia e conoscere il mondo, ma soprattutto di fare ognuno la propria parte, di schierarsi al fianco del più debole, e di non cadere nell’errore di lasciarsi scivolare addosso l’ingiustizia pensando che non riguardi tutti noi. (ANSA).

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