Miti, storie e leggende. I misteri della Genesi dal caos a Babele – Armando Savini su Thriller storici e dintorni
13 Gennaio 2021

Miti, storie e leggende. I misteri della Genesi dal caos a Babele – Armando Savini

Trama
I primi capitoli della Genesi raccontano eventi accaduti agli albori dei tempi, in antichità remote e inaccessibili, usando il linguaggio del mito, l’unico in grado di esprimere i misteri del mondo attraverso l’uso di immagini.
Il mito, infatti, non è riducibile a un racconto fantastico, bensì può essere visto come una narrazione sacra indirizzata all’uomo del suo tempo per la propria edificazione morale. Ma qual è l’origine del mito biblico? È possibile pensare all’esistenza di un mito primordiale (Urmythus), da cui siano derivati tutti gli altri? Esistono dei punti di contatto tra i miti della Genesi e le scoperte scientifiche, tra cosmogonia e cosmologia, tra antropogonia e antropologia?

Recensione a cura di Maria Marques

“Bereshit” significa “in principio”.

È la prima parola della Bibbia, costituita dalla preposizione “be” che significa generalmente “in” ma anche, “per mezzo di” e il sostantivo “resit” che vuol dire “inizio, principio, primizia”. Nel Targum (ovvero la versione – parafrasi in aramaico della Bibbia ebraica) bereshit è reso con milqadmin, dall’inizio che corrisponde all’ebraico miqqedem, per cui si può tradurre “dall’antichità” ma, anche, ”dall’eternità”.

È proprio nella notte del tempo che nasce il mito, quel racconto, ammantato di sacralità che cerca di spiegare l’origine del mondo, delle creature che lo popolano, in cui intervengono dei ed eroi. Il mito ovviamente non riporta la verità, ma come scrisse Tolkien “il mito è un’invenzione a proposito della verità”.

Tralasciando l’ambito personalissimo della fede, il saggio di Armando Savini vuole spiegare i miti e le leggende che si celano nella Genesi, il primo libro della Bibbia, partendo dalla creazione del mondo, attraverso Adamo ed Eva, l’albero della conoscenza del bene e del male, il serpente, Caino e Abele per fermarsi al caos della torre di Babele. È una parte della Bibbia che ha incuriosito nel corso dei secoli non solo studiosi, esegeti, teologi, ma anche chiunque si sia avvicinato a questo testo, colpendo la fantasia per la potenza di alcune immagini che sono diventate magnifiche opere d’arte.

Sviluppando una ricostruzione minuziosa a livello filologico, riportando le parole chiave, fornendone le possibili traduzioni e interpretazioni, l’autore riesce a frammentare il testo biblico, a metterlo a confronto con altri miti. È il caso, per esempio, della creazione che è narrata parallelamente ai miti tratti dalla Teogonia di Esiodo, con quelli tratti dall’Enuma Elis, assiro babilonese, oppure dalla mitologia caldea, senza tralasciare però le scoperte scientifiche che da Einstein a Stephen Hawking, hanno cercato di spiegare il momento in cui tutto ha avuto origine.

Tutto un mondo si apre nelle pagine di questo saggio, emergono nomi conosciuti del mondo mitologico sumero Enki, il signore della Terra, della sua consorte Ninhursag che vivevano nel paradiso di Dilmun. Dalla costola di Enki, attraverso l’intervento di Ninhursag è generata Ninti che significa “signora della costola e, il raffronto con la creazione di Eva emerge prepotente, sino ad arrivare alle pagine dedicate al diluvio universale che colpiscono la fantasia per la potenza distruttrice che da esse emerge. Il racconto qui si amplia coinvolgendo più mitologie oltre quella greca, quella accadica, quella sumerica, si giunge a quella cinese, a quella degli aborigeni australiani. Seppure con tutte le varianti dovute alle zone, questo mito rivela un fondamento comune:

Un lavacro cosmico, una palingenesi universale: distrugge un’umanità corrotta, che niente ha più di umano, e ne rigenera una nuova.

La diffusione del racconto di un diluvio presente nella memoria di numerose civiltà permette all’autore di collegarsi alla teoria del mito universale o Urmythus, secondo cui, nonostante le migrazioni e la dispersione dei popoli, un fondo comune rimane presente nella tradizione di molte civiltà.

Armando Savini, l’autore, apre un universo affascinante al lettore che vorrà accostarsi a questa lettura. Lettura impegnativa, ma che, grazie alla scelta di uno stile semplice e di un argomentare pulito, permette a chiunque, incluso chi non è esperto, di apprezzare il testo della Genesi, dimostrando che, quanto in esso narrato, non sia solo affascinante ma ricchissimo di significati, le cui radici affondano nella cultura del bacino mesopotamico. Splendida l’esposizione filologica delle parole che siamo soliti conoscere attraverso la lingua latina o la traduzione attuale della Genesi, ma che, ovviamente nella lingua aramaica giungono a noi con più significati che sono spiegati in modo chiaro ed esaustivo.

La Genesi è quindi intesa come un racconto sacro degli eventi primitivi, primordiali, destinata agli uomini per la loro edificazione morale. Siamo nei “dintorni” di Tsd, ma sono dintorni affascinanti che affondano le radici nella nostra cultura, tentando ancora una volta di venire incontro alla curiosità umana di conoscenza e approfondimento, permettendo a chiunque di avvicinarsi a un mondo immenso che non solo tocca la parte più profonda e personale del nostro essere uomo, cioè il rapporto con il divino, ma anche con la storia della civiltà.  E, come scrisse Kant, citato dallo stesso autore:

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuove e crescenti, quanto più sovente ed a lungo si riflette sopra di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me.

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