Viaggio all’inferno: dalla bergamasca alla Cayenne su Oltre i Muri Blog
11 Giugno 2021

Luigi Gualdi, 1905, Vertova (Bergamo) – 1928, Colonia penale della Cayenne.
Era matricola 4906: omicidio, due tentati omicidi, furti aggravati, infrazione del provvedimento di espulsione…
 Una pagina fitta di reati tutti consumati in Francia dove era emigrato in cerca di lavoro a 18 anni. Un ragazzo come tanti, quarto figlio su 11 di umili contadini. Voleva aiutare il padre a comprare un asino per trasportare la legna.

La ghigliottina , data la giovanissima età, gli sarà commutata in lavori forzati a vita nei bagni penali della Cayenne, Guyana francese. Tenterà di scappare, sfonderà la cella dove era in isolamento, così sarà assegnato alla classe terza, gli “irrecuperabili”.

Il “Papillon della Valseriana”, che non ha personalmente ammazzato nel tentativo di rapina nella campagna francese che gli è costato il successivo calvario, ma era complice dell’assassino, non ha avuto modo di redimersi e scrivere – aveva la terza elementare – un bestseller seguito da film di successo come il Papillon “vero” con la rosa tatuata sul petto, Henri Charrière, sopravvissuto per 13 anni in quell’inferno prima della fuga avventurosa.

E’ morto di malaria in un isolotto sperduto nell’Atlantico: clima pessimo, seminudo a tagliare alberi nella giungla infestata di sepenti e alligatori, trattamento quasi da bestie – tutto già sperimentato, a fine ‘800, dal capitano Dreyfus.

A recuperarne la storia, rovistando fra documenti giudiziari, lettere, dispacci diplomatici, giornali – la vicenda aveva suscitato allarme, gendarmi per giorni a inseguire il “criminale italiano” e il complice killer, Dedé – ha provveduto il nipote Mario Gualdi, pensionato, che con il giornalista del “Giorno” Gabriele Moroni pubblica “Luigi Gualdi – Il Papillon Italiano” (Diarkos, pag 152, euro 16), prefazione del presidente dell’Ordine lombardo giornalisti Alessandro Galimberti.

Idee socialiste, a lasciare la valle, oltre alla voglia di riscatto, lo aveva convinto l’aggressione subìta dai fascisti al Circolo Operaio di Vertova cui poi ha reagito, con gli interessi, a spese del caposquadra. A piedi a Bergamo, il treno per Marsiglia dove si favoleggiava di varie opportunità. Invece… Primo passo falso il furto di una bici, stremato com’era da spostamenti e occupazioni saltuarie.
In carcere a Gap l’incontro con Dedé, delinquente professionista, come lui poi spedito alla Cayenne. Una volta fuori, un bicchiere di vino insieme e subito “al lavoro”.

Continua al link: https://www.oltreimuri.blog/viaggio-allinferno-alla-caienna/