I Longobardi. Un popolo alle radici della nostra Storia – Elena Percivaldi - Thriller storici e dintorni
6 Maggio 2022

Recensione a cura di Maria Marques

Il contatto dei Longobardi con l’Italia iniziò ufficialmente quando “nella Pasqua del 568 Alboino varcò le Alpi Giulie e si diresse verso il Friuli…Il primo obiettivo cui i Longobardi puntarono fu l’antico municipium romano di Forum Iulii, Cividale…” per poi avanzare nella Pianura Padana e conquistare “gran parte della Lombardia, del Piemonte, dell’Emilia e della Toscana”e le città di Milano e Pavia, senza incontrare una controffensiva da parte dei bizantini. La loro parabola fu relativamente breve e si concluse, circa duecento anni dopo, nel 774 quando i franchi di Carlo Magno sconfissero Desiderio, l’ultimo sovrano longoboardo.

Il luogo di origine dei Longobardi è misterioso, avvolte dalle nebbie del mito con cui essi stessi costruirono le leggende per narrare la loro epopea che li dice originari della penisola scandinava. Conosciuti dai loro contemporanei come un popolo bellicoso, il primo nome con cui furono identificati, Winnili, significava appunto “combattenti”. Secondo la leggenda cambiarono il nome in Longobardi ovvero “Il popolo dalle lunghe barbe” dopo aver sconfitto i Vandali.

Nel loro migrare verso la nostra penisola, si stanziarono in Pannonia assorbendo usi e costumi dei popoli con cui vennero in contatto e mantennero questa loro capacità di trasformazione e adattamento anche al contatto con le strutture sopravvissute della civiltà romana, diventando una nuova compagine che, dopo la prima fase di conquista, riuscì a integrarsi con la popolazione locale.

La creazione del regno e dei ducati, le divisioni interne, le vicende che caratterizzano il periodo del loro predominio, le guerre con i bizantini e i franchi, occupano tutta la prima parte del saggio, scandita da date e dall’avvicendarsi dei sovrani. Le vicende di Alboino, di Autari, quelle di Teodolinda e Agilulfo che nel VII secolo diedero stabilità al regno, elessero Milano capitale e favorirono la conversione dei Longobardi da ariani a cattolici, emergono in tutta la loro drammaticità. E se l’epoca di Liutprando, VIII secolo, rappresenta il momento più elevato e raffinato dal punto di vista culturale e artistico di questo popolo, è con Rotari e il suo “Editto” che essi si assicurano quella continuità nella storia italiana sino in pieno XIII secolo.

Il 22 novembre 643, nel palazzo regio di Pavia, Rotari…diciassettesimo re della stirpe dei Longobardi, emanò un editto che raccoglieva per iscritto, e per la prima volta, il patrimonio giuridico del popolo longobardo. Prima di allora il diritto dei Longobardi era stato sempre trasmesso esclusivamente per via orale e constava di una serie di norme consuetudinarie basate sul patrimonio di tradizioni e regole “cawarfide” tramandate di generazione in generazione.

La fine del dominio longobardo in Italia sarà legata al rapporto complesso con il papato. Sarà, infatti, un papa, Adriano I, a chiedere l’intervento in Italia di Carlo Magno che sconfiggerà i Longobardi...

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