“L’oro degli ebrei” di Gianfranco Manes, Diarkos editore. A cura di Alessandra Micheli - Les Fleurs du Mal
20 Giugno 2022

Che libro miei amati lettori!
Le mie amni hanno potuto sfiorare, accarezzare parole forti e al tempo stesso avvincenti e la mia assetata anima si è inchinata di fronte al dramma delle nostra storia recente reso si narrazione ma senza assolutamente togliere il realismo necessario per approcciarsi all’orrore.
Un orrore che non è passato, che forse non passerà mai e resterà come una macchia indelebile sulla nostra coscienza.
Siamo agli sgoccioli della seconda guerra mondiale qua do oramai i destini erano decisi e si assisteva al tentativo folle e disperato di un nazismo che non accettava la sua sconfitta e la perdita davanti alla storia.
Consapevole che la condanna sarebbe stata se non immediata o di provenienza umana ugualmente terrificante con una damnatio memoria necessaria e ben meritata.
Tolta l’apparenza salvifica, il progetto hitleriano si mostrò nella sua efferatezza non solo la condanna a morte di uomini rei di professare una religione diversa resi razza da una pseudoscienza, senza dignità e senza basi solide su cui reggersi, ma anche il vilipendio del dolore, della dignità altrui sintetizzato egregiamente dal nostro Gianfranco Manes.


La vicenda che fa da sfondo a questo egregio genere appartenente alla più pura storia di spionaggio è infatti documentato e purtroppo per noi e per il nostro definirci umani terribilmente reale ossia il disegno ordito dai gerarchi nazisti, consci dell’imminente disfatta per tentare di far sopravvivere questo tentacolare orrore, più pauroso persino dell’immaginario lovencraftiano all’oblio dovuto e necessario con cui tutta l’Europa aveva deciso di reagire alla scoperta della soluzione finale.


Erano decisi a non essere tolti, come fastidiosi granelli di sabbia dalla landa deserta di una storia che aveva bisogno di riabilitarsi agli occhi dei posteri cosi come ai loro stessi occhi e decisi a piantare il seme della distruzione, quella sottile e strisciante nel nuovo ordine mondiale, desiderato e voluto dalle potenze vincitrici.


L’olocausto doveva essere una nebbia pronta a tornare, alla minima distrazione, al minimo cenno di tempesta.


E per attuare questa follai ovviamente era necessario salvare non solo l’ideologia ma un simbolo concreto e utilizzabile di questo piano criminale, l’oro degli ebrei appunto.
Racimolato con le Razzie, con i rastrellamenti e soprattutto con l’omicidio.

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