È vero, può sembrare una storia già raccontata e anche più volte, ma tutte le storie hanno mille facce, tanto che se ne può trovare sempre una del tutto inedita. E questo succede anche per un artista tra i più celebri di sempre come Andy Warhol. La sua storia inizia a Mikovà, cittadina di origine dei genitori, ai piedi dei Carpazi, proprio al confine tra la Slovacchia (a cui appartiene), la Polonia e l’Ucraina. Sembra un posto lontanissimo e sperduto: beh, forse sperduto sì, 500 anime appena, distribuite in case infilate lungo i bordi di una strada stretta e tortuosa; ma non lontanissimo, visto che dista da Milano meno di Palermo. Warhol nasce il 6 agosto 1928 a Pittsburgh, da un matrimonio combinato (la madre Julia pianse a lungo per questo), i genitori migranti, con una grande differenza di età tra loro. Non è proprio un periodo fortunato: la povertà dilaga e la Grande Depressione è alle porte. Presenta subito un carattere estremamente sensibile: il primo giorno di scuola il fratello Paul lo trova che piange perché picchiato da una compagna di classe. Non è dolore fisico, ma psicologico e continua a piangere anche a casa, tanto che da quel giorno non vuole più andare a scuola e sviluppa una sorta di fobia. Da adolescente frequenta la Chiesa bizantina e continua a farlo anche una volta raggiunto il successo: siede in fondo, negli ultimi banchi vuoti, come fanno i turisti e i non credenti. Non è escluso però che i ritratti dei santi, visti in chiesa, possano aver influenzato le sue opere, soprattutto quelle raffiguranti i divi della sua epoca, d’altronde proprio la parola “divo” viene dal latino “divus”, cioè “divino”...
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