Sono tanti i protagonisti di questo periodo. Carlo Pisacane con «trecento giovani e forti»; Felice Orsini che attenta alla vita di Napoleone III; Giovanni Passannante e Pietro Acciarino che provano a uccidere Umberto I e saranno condannati a una morte lenta e dolorosa; Gaetano Bresci, l’anarchico venuto dall’America, che riuscirà a uccidere un principio. E ancora, la storia di Sacco e Vanzetti che si intreccia con la storia di Mario Buda e Andrea Salsedo.
Pino Casamassima, giornalista professionista, scrittore e autore teatrale. È stato caposervizio, opinionista, direttore, oltre a collaborare anche con testate straniere. Ha pubblicato una quarantina di libri, diversi dei quali sul mondo delle corse, e alcuni di essi sono stati tradotti all’estero, Cina compresa. Consulente di Rcs Libri, ha collaborato con Rai Storia ed è stato tra gli autori di La Storia siamo noi; non ha scritto un saggio sull’anarchia e sugli anarchici, la sua è una narrazione a metà tra il romanzo e il documentario – dove per romanzo non si intende una narrazione inventata e alterata, ma si fa riferimento alla scioltezza della lettura, che scorre veloce e senza intoppi. E Casamassima non ci racconta solo il punto di vista degli anarchici – di solito personaggi tra gli ultimi nella società, che lottano per l’uguaglianza e la giustizia sociale – ma fa parlare anche le vittime: se uccidere il re è lo scopo di queste battaglie, troppo spesso per raggiungerlo ci si è scontrati con la realtà e con i civili. Un mondo, una società, dove il reato di lesa maestà si percepiva come un’onta gravissima (non solo come reato, ma proprio come cedimento nella moralità).
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