Il libro L'economia cinese contemporanea: Imprese, industria e innovazione da Deng a Xi di Alberto Gabriele è stato pubblicato nel 2024 da Diarkos editore. L'autore, economista di spicco, è stato un ricercatore presso l’Unctad, l’organismo delle Nazioni Unite dedicato al commercio e allo sviluppo, e ha dedicato oltre trent’anni ai suoi studi sulle strategie di sviluppo orientate al socialismo in Cina, Cuba e Vietnam. Tra le sue opere precedenti spiccano Enterprises, Industry and Innovation in the People’s Republic of China. Questioning Socialism from Deng to the Trade and Tech War (2020), in italiano Imprese, industria e innovazione nella Repubblica Popolare Cinese. Mettere in discussione il socialismo da Deng alla guerra commerciale e tecnologica, e China: o socialismo do século XXI (2021), Cina: il socialismo del XXI secolo. La sua analisi dettagliata sull'economia cinese rappresenta un contributo di grande valore sia per studiosi sia per un pubblico più ampio, stimolando interesse e discussioni sul tema.
Il testo è un saggio economico che analizza come le politiche industriali e le forme di proprietà cinesi sono cambiate dal periodo delle riforme di Deng Xiaoping all'era di Xi Jinping. L’autore affronta questioni chiave quali la trasformazione economica della nazione, come le politiche pubbliche influenzano lo sviluppo tecnologico e sociale e il ruolo del mercato in un sistema fortemente controllato dallo Stato. Questo offre al lettore una comprensione più ampia delle dinamiche che hanno portato la Cina a diventare una potenza globale, il tutto attraverso riflessioni teoriche combinate a dati economici e una ricostruzione storica (utile ai neofiti e/o rendere più facile la comprensione – motivazioni ecc incluse).
La ricerca di Gabriele inizia con una domanda chiave: come è stato possibile per la Cina diventare una potenza economica globale mantenendo un forte sistema statale e una struttura economica mista? La tesi principale è che l'approccio pragmatico e flessibile del Partito comunista cinese (Pcc) ha permesso di adattare le politiche economiche alle esigenze del momento mantenendo però un controllo strategico sui settori chiave, il che è alla base del successo cinese.Questa combinazione non è un semplice compromesso tra socialismo e capitalismo, ma rappresenta un approccio pragmatico che ha permesso alla Cina di affrontare le sfide del mercato globale senza rinunciare alla propria sovranità economica.Il controllo sui settori strategici – come l’industria pesante, le telecomunicazioni, l’energia e la finanza – ha garantito la stabilità necessaria per evitare varie crisi. Questo metodo ha consentito alla Cina di raggiungere una crescita economica straordinaria e di ridurre la sua dipendenza dalle dinamiche speculative tipiche dei paesi capitalisti avanzati. L'autore afferma che la capacità di gestire il cambiamento all'interno di un quadro istituzionale solido è ciò che distingue il modello cinese e ne spiega il successo. A supporto delle sue tesi, Gabriele utilizza un’ampia gamma di fonti, tra cui dati economici ufficiali, studi accademici, report internazionali e analisi di lungo periodo. La metodologia adottata combina un’analisi storica dettagliata con un approccio comparativo, evidenziando le peculiarità del modello cinese rispetto ad altri sistemi economici.
La prima parte esamina l’evoluzione delle forme di impresa in Cina, sottolineando il ruolo delle imprese statali e non capitaliste nell’espansione economica del Paese. Viene analizzata la crescita economica cinese, evidenziando il passaggio da un’economia prevalentemente agricola a un sistema industriale e tecnologico avanzato. Durante il periodo delle riforme, il PIL della Cina è cresciuto rapidamente grazie a politiche di industrializzazione e alla diversificazione settoriale. L’autore sottolinea però che questa crescita è stata accompagnata da disuguaglianze regionali significative, con le aree urbane che hanno beneficiato maggiormente rispetto a quelle rurali.
Il sistema finanziario cinese viene descritto come meno sviluppato rispetto ai modelli occidentali, ma più stabile grazie al controllo pubblico. Gabriele analizza l’impatto delle liberalizzazioni finanziarie parziali, evidenziando come alcune di queste abbiano causato instabilità. Sottolinea il ruolo delle banche statali nel finanziare lo sviluppo industriale e critica l’eccessivo debito accumulato da famiglie e imprese.