Ho preso al volo l’occasione di leggere e recensire “Iron Maiden: le leggende del metal” di Antonio Piazzolla un po’ perché i Maiden sono la mia band preferita, quella che mi ha “iniziato” all’heavy metal, un po’ perché, nonostante la mia passione per loro mi abbia portato negli anni a leggere tantissimo sulla band, c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
Il libro nasce da un’intervista di Piazzolla a Dennis Stratton, membro dei Maiden dal 1979 al 1980 e chitarrista nel loro primo album, “Iron Maiden”. Piazzolla ripercorre più di quarant’anni di carriera, raccontando aneddoti più o meno noti, e restituendo l’immagine di una band in perenne mutamento, eppure magistralmente fedele alla propria genesi. Pochi interpreti sulla scena globale possono vantare una parabola evolutiva così longeva e profonda. Un rinnovamento perpetuo che eleva la band al di sopra delle consuetudini del mercato discografico.
L’autore approfondisce alcuni aspetti dei vari album, in studio e live, non rinunciando a incursioni nei tecnicismi che tuttavia si armonizzano perfettamente nel racconto impreziosendolo senza mai appesantirlo. Oltre le armonie, i ritmi e le “cavalcate” di basso di Steve Harris, la storia dei Maiden è il racconto di una visione artistica totale: la creazione di un mondo simbolico così potente da rendersi immediatamente riconoscibile e intramontabile. La figura di Eddie, vera icona della band, viene raccontata attraverso la sua evoluzione negli anni, con un approfondimento dei simbolismi e delle provocazioni presenti nelle copertine degli album.
“I Maiden non hanno mai trattato il loro pubblico come un target di mercato: lo hanno considerato un comunità. Chi ascolta Iron Maiden sente di appartenere a qualcosa. Non è solo un ascoltatore: è un credente.”
Piazzolla non redige una semplice cronaca, ma suggella un atto d’amore verso una vera e propria istituzione musicale che, più di ogni altra, ha saputo forgiare un nuovo linguaggio e un’eredità intramontabile nel firmamento del rock, navigando a vista in mezzo alla corrente vorticosa dell’immenso fiume di metallo urlante che è il meraviglioso mondo dell’heavy metal (in ogni sua sfaccettatura).
Il volume indaga anche le zone d’ombra e le tensioni che, inevitabilmente in così tanti anni, hanno segnato il percorso del gruppo, spogliando i protagonisti della loro armatura leggendaria. In queste pagine, queste icone del rock riacquistano la propria vulnerabilità, offrendo al lettore una visione ravvicinata con l’uomo dietro lo strumento.
“Gli Iron Maiden ci hanno dimostrato che la cultura può andare a braccetto con l’energia, che la profondità non esclude la potenza, che l’heavy metal può essere arte alta e popolare allo stesso tempo”
Lo stile di Piazzolla, limpido e serrato, incalzante e intriso di passione, rende questo libro adatto a tutti: ai fan dei Maiden e a chi, magari, non ha mai ascoltato un loro brano e che, proprio grazie a questa lettura, forse potranno scoprire il meraviglioso mondo del metallo pesante.
ANTONIO PIAZZOLLA (Foggia, 1992) è giornalista pubblicista. Ha collaborato con diversi quotidiani nazionali occupandosi di scienza, cultura e sport. Vincitore del Premio nazionale di divulgazione scientifica 2016 nella categoria Under 35. Per Diarkos ha pubblicato Black Sabbath e Ozzy Osbourne.
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