Le leggende del motociclismo. Quando la velocità entra nella storia - Motoremotion
25 Maggio 2026

Ci sono storie che non possono essere raccontate solo attraverso i numeri, perché i numeri non hanno anima. Per spiegare cosa significhi lanciarsi a trecento chilometri orari su due ruote, serve la penna di chi sa scorgere il sacro nel profano della velocità. È quello che fa Fabio Fagnani nel suo libro Le leggende del motociclismo. Quando la velocità entra nella storia, edito da Diarkos.

Da quando esistono le corse su due ruote, esistono gli eroi. Sono loro, le leggende del motociclismo, racchiuse in questa veste rinnovata e aggiornata, arricchita di otto nuovi mitici protagonisti capaci di lasciare un segno indelebile nella storia del motorsport. I vincitori, ma anche i vinti. Chi ci ha provato, chi ha rischiato la vita, chi, invece, l’ha persa per davvero. Da Giacomo Agostini a Marc Marquez, da Valentino Rossi a Freddie Spencer, passando per fenomeni senza corona come Pasolini, campioni ritirati prematuramente come Casey Stoner, e talenti che l’olimpo del motociclismo ha chiamato a sé troppo presto, come Marco Simoncelli.

Il libro è un viaggio tra epoche diverse, dove l’odore dell’olio di ricino dei pionieri si mescola all’elettronica sofisticata dei giorni nostri. Al centro di tutto, però, resta sempre l’uomo: nudo di fronte al rischio, vestito solo di pelle e coraggio.

Fagnani non si limita a compilare un’enciclopedia di vittorie; egli costruisce un ponte tra l’asfalto e il mito, esplorando quel momento preciso in cui un pilota smette di essere un atleta e diventa una leggenda.

Fagnani apre le porte del tempio partendo da colui che detiene le chiavi del regno: Giacomo Agostini. Con i suoi 15 titoli mondiali, “Ago” rappresenta l’ordine, la perfezione e l’eleganza di un’Italia che dominava il mondo. Il libro racconta non solo i successi, ma la capacità di Agostini di trasformare il motociclismo in un fenomeno di costume, portando le moto nelle case di chi non aveva mai toccato un manubrio. Nessun racconto sulle leggende sarebbe completo senza Mike “The Bike” Hailwood. Fagnani ne tratteggia il profilo con una delicatezza quasi poetica, ricordando il suo incredibile ritorno al Tourist Trophy dell’Isola di Man dopo undici anni di assenza. È qui che il titolo del libro trova la sua massima espressione: la velocità che entra nella storia non è solo un record sul cronometro, ma l’impresa impossibile che sfida il tempo e l’età.

Le nuove leggende che arricchiscono questo parterre iridato sono Phil Read, Anton Mang, Jarno Saarinen, Dani Pedrosa, ma anche i protagonisti italiani di ieri e oggi: Carlo Ubbiali e Luca Cadalora, seguiti da Andrea Dovizioso e Francesco “Pecco” Bagnaia. Non solo la cronaca di vittorie e numeri, ma la scoperta dell’anima sportiva e umana di campioni che hanno trasformato la velocità in arte e che hanno scritto la storia delle due ruote a suon di cadute, rinascite e trionfi immortali. Prefazione di Andrea Migno.

Un capitolo fondamentale è ovviamente dedicato a Valentino Rossi. Fagnani analizza come il “Dottore” abbia riscritto le regole del gioco, non solo in pista ma anche fuori. Attraverso le sue gag, le rivalità feroci (da Biaggi a Stoner, fino a Lorenzo e Marquez) e una longevità sportiva senza precedenti, Rossi ha trasformato il motociclismo da sport di nicchia a spettacolo planetario. Fagnani ha il merito di saper raccontare il “personaggio” senza mai perdere di vista il “pilota” fenomenale.

Il libro si spinge fino ai giorni nostri, analizzando l’avvento di Marc Marquez, l’alieno che ha spostato il limite della fisica con i suoi salvataggi impossibili. Fagnani ci interroga sul futuro: cosa resta della leggenda quando la tecnologia sembra prendere il sopravvento? La risposta è tra le righe: finché ci sarà un uomo disposto a sfidare la gravità per un brivido di gloria, la storia continuerà a essere scritta.

Le leggende del motociclismo è un libro necessario perché restituisce umanità a figure che spesso vediamo come robot indistruttibili. Fagnani scava nelle paure, nelle ossessioni e nelle rinascite di questi uomini. È un’opera che parla di vita, di morte e di quella sottile linea bianca che le separa: la linea del traguardo.

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