I ‘sogni’ dei piccoli calciatori: il libro di Giulio Mola al Panathlon Club Crema - Crema Oggi
23 Maggio 2026

Una bella occasione per riflettere sul presente e sul futuro del calcio giovanile, con un po’ di nostalgia sul passato, l’ultima conviviale Panathlon Club Crema, che ha ospitato Giulio Mola giornalista professionista, firma di importanti testate nazionali, attualmente responsabile delle pagine sportive di QN-Il Giorno e già vicepresidente del Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi. Presentato dal presidente Panathlon Crema Massimiliano Aschedamini, e dal presidente della Pianenghese Christian Saronni che ha fatto da tramite, Giulio Mola ha parlato della sua ultima fatica data alle stampe, il libro “Piccoli calciatori, grandi sogni” per la collana Grande Sport di Diarkos editore.

Già dalla citazione dell’eterno golden boy Gianni Rivera, riportata nelle prime pagine del libro, “Se un ragazzo nasce con un dono, quel dono non appartiene né a procuratori, né a dirigenti. È suo. Il calcio dovrebbe soltanto permettergli di mostrarlo al mondo, non affogarlo nei conti bancari degli adulti”, si intuisce il tenore della pubblicazione. Un libro, scrive lo stesso Mola, che narra anche in chiave ironica le vicende di un giornalista il cui figlio decide di giocare a pallone, con un racconto di ciò che un padre vive accanto ad un bambino poi ragazzo, che si cimenta con il calcio, tra attività di base, scuole calcio, settori giovanili, campi spelacchiati di provincia, curati o in erba sintetica di ultima generazione, ma anche genitori urlanti, faccendieri, millantatori, che, ahinoi, popolano le società calcistiche professionistiche o dilettantistiche, accanto a persone perbene e animate da una passione infinita per questo sport, che invece dedicano anima e cuore  alla crescita dei giovani.

Nella sua chiacchierata con i presenti, l’autore ha introdotto il suo intervento riprendendo i tanti perché indicati nel libro: “Perché sta morendo il calcio in Italia, perché i soldi contano più del pallone, perché non si gioca più in strada, perché “deve” giocare il figlio dello sponsor, perché i genitori urlano contro i mister, perché i papà regalano ai figli adolescenti scarpe da calcio da 200 euro, perché se non sei alto 2 metri non vai bene, perché se quello porta 15mila euro di sponsor si deve portare avanti, perché il pallone non è più il primo pensiero, perché il calcio giovanile non può essere solo divertimento, perché la tattica conta più del talento”.

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