L’autore smonta metodicamente la retorica dei libri motivazionali: niente sette passi per il successo, niente tecniche di visualizzazione, niente frasi da calendario. Al loro posto ci sono Jung, Kahneman, Cioran, Gottman e Carol Dweck, citati en passant tra un dentista inquietante e quella che viene definita una piscina-bidet filosofica. La tesi centrale è sostenuta dalla letteratura scientifica: la felicità obbligatoria è una truffa emotiva, e chi ripete che bisogna credere in se stessi spesso non sa nemmeno usare un tostapane. La proposta dell’autore non è il cinismo passivo, ma qualcosa di più radicale: smettere di fingere di essere qualcun altro.
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