U2, cinquant’anni senza diventare la caricatura di se stessi: Antonio Piazzolla racconta rock, fede e rivoluzione - Radio Bruno Lombardia
13 Settembre 2026

Antonio Piazzolla attraversa mezzo secolo degli U2 tra musica, spiritualità, attivismo, crisi e reinvenzioni: «La perfezione non è mai esistita».

Cinquant’anni dopo quell’annuncio affisso da Larry Mullen sulla bacheca della Mount Temple School di Dublino, raccontare gli U2 significa raccontare molto più della storia di una rock band.

Era il 1976. A quell’appello risposero Adam Clayton, David Howell Evans – il futuro The Edge – suo fratello Dick e Paul David Hewson, destinato a diventare Bono. Da quell’incontro sarebbe nato uno dei gruppi più influenti della storia del rock, capace di attraversare cinque decenni, cambiare pelle più volte e portare dentro le proprie canzoni fede, politica, conflitti, fragilità, tecnologia e interrogativi sul proprio tempo.

È proprio questa dimensione a essere al centro di “Gli U2 e Bono Vox. Rock, fede e rivoluzione”, il volume di 512 pagine firmato da Antonio Piazzolla e pubblicato da Diarkos nella collana Ritmi.

Giornalista pubblicista e scrittore, classe 1992, Piazzolla ha già dedicato libri ai Black Sabbath e Ozzy Osbourne, a Luciano Ligabue e agli Iron Maiden ed è vincitore del Premio nazionale di giornalismo musicale “Michele Manzotti” 2025.

Questa volta, però, il viaggio porta inevitabilmente molto oltre la musica.

Ne abbiamo parlato proprio con Antonio Piazzolla, autore del libro, cercando di capire cosa rappresentino oggi gli U2, perché la loro storia non possa essere separata dalla spiritualità e dall’attivismo di Bono e, soprattutto, come quattro ragazzi incontratisi a Dublino siano riusciti a rimanere insieme per mezzo secolo senza trasformarsi definitivamente nella copia di ciò che erano stati.

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