Il giornalista e scrittore Massimo Cecchini accende i riflettori su un uomo “capace di spezzare le catene retoriche della narrazione per ridefinire a livello globale il significato stesso di sport, identità e impegno civile”
Un mito intramontabile, capace di dare una lezione su come essere campioni e al tempo stesso stare al mondo e prenderlo di petto. Su come essere fulgide stelle dello sport usando il proprio talento per colpire nel segno con parole e opinioni, tracciando una propria linea di pensiero, sporcandosi le mani. A pugni chiusi. Anche adesso che sono passati dieci anni dalla sua scomparsa non c’è un altro Muhammad Alì, un altro atleta capace di andare oltre il proprio ‘recinto’ di gloria e onori, che si discosti dalla sua comfort zone per prendere posizione. Non in campo, da calcio o da tennis, non su una griglia di partenza. Ma nella vita lanciando messaggi, spezzando ‘specchi’, facendo lui la guerra a chi la guerra l’ha disertata pagando in termini economici e di vittorie.
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