A 7 anni il Barcellona lo scopre, a 15 lo fa esordire, a 19 lo rende milionario. Il nuovo libro di Matteo Serra spiega perché il fenomeno del calcio mondiale è ancora il bimbo che dormiva sui treni per non perdere un allenamento.
Una delle citazioni più famose e, va detto, più memorabili pronunciate da José Mourinho nella sua carriera è quella che fa: “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”. Purtroppo, il mondo stesso del pallone ha cercato disperatamente, e in modo per niente sottile, di contraddirlo: il marketing, le istituzioni, la comunicazione dei club, stanno facendo di tutto perché il calcio sia sempre di più una bolla in cui nessuna delle contraddizioni – nemmeno un goccio di realtà – deve poter entrare. Fortunatamente, in questo bunker di massima sicurezza le crepe ci sono. Il merito è delle persone, della passione, della natura antropologica dello sport, che è gioco prima di essere business. Tifosi, allenatori, ma anche giocatori. Stelle, campioni, idoli, eppure ancora umani. Talvolta, molto umani. Uno di questi è, paradossalmente, quello con più talento sul pianeta, in questo momento. Compirà 20 anni soltanto nel 2027, si chiama Lamine Yamal Nasraoui Ebana, è campione d’Europa e del mondo in carica, e tutti lo conoscono semplicemente come Lamine Yamal.
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