BLUES – La musica del diavolo - La transizione dal blues del Delta al blues/rock inglese e statunitense degli anni 60 e 70
31 Gennaio 2023

Un altro libro sul blues? Non ne sono già stati scritti una caterva? Vero, ma in certi casi non è l’argomento, ma la sua trattazione, a determinare se una particolare opera è meritevole di attenzione. Se si tratta di blues, infatti, si può parlare (anche) di demoni che puzzano d’alcool e sesso, di Africa e sfruttamento, di carne e sangue. Fino ad arrivare, partendo dai padri e arrivando ai figli, alla storia recente di USA e UK.

DI LUPI ULULANTI, RE E ALTRE STORIE
La struttura del libro è quindi studiata per raccontare sinteticamente dapprima il modo in cui il genere è approdato in America proveniente dall’Africa. Poi come si sia affermato il Deep South Blues e quali nomi siano associati a quel momento, per passare quindi al così detto Urban Blues. In questa ottica è impossibile schivare Robert Johnson e Blind Lemon Jefferson, tanto per fare i nomi probabilmente più noti, mentre nel secondo caso sono quelli di Bessie Smith, Big Bill Broonzy e Sonny Boy Williamson I a venire fuori. A seguire incontriamo l’elettrificazione dello stile e il contesto sociale in cui questo avvenne. Cioè a partire dai tardi anni 30, con Muddy Waters, Howlin’ Wolf, BB King, John Lee Hooker e vari altri, per analizzare a ruota “l’invasione europea”. Col blues a conquistare a poco a poco la Perfida Albione ibridandosi col rock vero e proprio, gettando così le basi per la nascita di grandissima parte del rock che i lettori di queste pagine amano ascoltare oggigiorno. Eric Clapton, John Mayall, Rory Gallagher e Paul Rodgers sono altri nomi che vengono indicati a questo punto. Infine, sono artisti decisamente più vicini a noi (Steve Ray Vaughan e Joe Bonamassa, per esempio) a prendersi la scena. A chiudere tutto alcune interviste, vari resoconti live e dei suggerimenti dell’autore circa cosa ascoltare durante la lettura per calarsi appieno nella realtà raccontata.

LA SNELLEZZA DEL DIAVOLO
Il blues è uno di quegli argomenti che, per usare un modo di dire trito e ritrito, ha fatto versare fiumi di inchiostro. Vuoi per recensioni di album che per articoli, interviste e ovviamente libri. Aggiungerne uno che risulti ancora piacevole da leggere non è quindi impresa semplice. Antonio Pellegrini affronta BLUES – la musica del diavolo in maniera accorta, indicando subito come l’intento non sia certo quello di fornire al pubblico un’enciclopedia che descriva storicamente il settore nella sua interezza, ma un’opera mirata e relativamente snella (circa 270 pagine), che descriva le sue direttrici di sviluppo. Pellegrini ci racconta infatti della storia artistica di vari esponenti della categoria e delle loro vicende umane e lo fa con linguaggio semplice e immediato. Puntando così ad interessare sia quella parte di pubblico che conosce bene l’argomento e vuole affrontare la parte più intima della storia umana e sociale dei musicisti citati, che – ed è forse questa la porzione di lettori cui l’opera parlerà più facilmente – i più giovani che volessero interessarsi a storie come queste. Senza quindi possedere a monte una preparazione particolarmente approfondita. Certamente mancano dei nomi, come in qualsiasi opera non sia appunto classificabile come enciclopedia, ma non è questa la ratio della scrittura. BLUES – la musica del diavolo si propone sostanzialmente di raccontare un certo mood rispetto alla vita e di fare un po’ di storia di una musica fondamentale.
E ci riesce.

::: ::: ::: RIFERIMENTI ::: ::: :::
TITOLO: BLUES, la musica del diavolo
CASA EDITRICE: Diarkos Edizioni
AUTORE:: Antonio Pellegrini
Collana: Musica
Formato: 14 x 21
Legatura: Brossura con alette
Pagine: 272
Prezzo: Euro 18,00
EAN: 9788836161928

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