Quando la fragilità diventa un punto di forza. Se ne parla in un nuovo libro d’arte e storia dell’arte - Artibune
3 Gennaio 2026

Dopo aver dato alle stampe un saggio sul tema della fragilità nel 2016 (Elogio della fragilità per Mimesis) e organizzato, contemporaneamente, una mostra sulla sua collezione di artisti “fragili” al Museo Bilotti di Roma (Fragili eroi curata da chi scrive), Roberto Gramiccia, medico, critico d’arte e collezionista torna a riflettere, con questo libro scritto con la collaborazione di Ginevra Amadio dal titolo Teoria della fragilità. Alla ricerca di un potere nascosto (Diarkos), su un argomento di cui è esperto conoscitore, essendo un medico che ha avuto a che fare per tutta la vita con la categoria di persone più fragili, ovvero i malati. Oltre alle persone curate in ospedale o nello studio medico, Gramiccia ha anche curato moltissimi artisti, divenendo per alcuni di questi, anche curatore di mostre.  

L’umanità fragile nel nuovo libro di Roberto Gramiccia 

Il tema è oltretutto di estrema nonché urgente attualità, considerati i tanti focolai di guerre sparsi in tutto il mondo e un generale clima di odio e violenza serpeggianti all’interno delle nostre società.  Sì, perché questo vero e proprio trattato sulla fragilità ha il merito di indagare in modo analitico le varie forme di fragilità esistenti (fisiche, esistenziali, psicologiche), offrendo al lettore anche delle indicazioni al fine di una presa di coscienza della propria condizione e poter così ribaltare a proprio favore quelle che, per i più rassegnati e passivi, sono delle sconfitte in partenza. Contrariamente a quello che la società ci ha fatto sempre credere, ovvero che occorre essere forti nella vita (fin da piccoli ci era stato detto, ad esempio, che i maschietti non dovevano piangere) perché il mondo è dei forti, dei vincitori, di quelli che non hanno paura, Gramiccia capovolge questa credenza radicata ancora in molte persone, e afferma senza mezzi termini che la condizione reale dell’uomo fin dagli albori è quella della fragilità e non della forza. Lo fa avvalendosi anche del pensiero filosofico di Gehlen e di Severino, presi da lui ad esempio per aver entrambi individuato la carenza dell’uomo ab origine rispetto al mondo animale e la conseguente necessità di costruirsi delle protezioni per sopravvivere. 

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