La forza incrinata del visibile. Roberto Gramiccia e la fragilità come destino dell’arte
27 Aprile 2026

Una riflessione sull’ultimo libro di Roberto Gramiccia, Teoria della fragilità, da poco uscito per i tipi di Diarkos.

n un tempo che ha fatto della prestazione, della compattezza e dell’efficienza i propri idoli più pervasivi, un libro come Teoria della fragilità. Alla ricerca di un potere nascosto di Roberto Gramiccia (Santarcangelo di Romagna, Diarkos, 2025) arriva con il merito raro di sottrarsi tanto alla moda dell’enfasi quanto a quella, non meno insidiosa, della lamentazione. Non indulge, cioè, né alla celebrazione sentimentale della debolezza né alla sua riduzione sociologica. Fa qualcosa di più difficile. Restituisce alla fragilità uno statuto alto, originario, quasi sorgivo, mostrandola non come accidente marginale dell’esperienza umana ma come sua sostanza costitutiva, come creta stessa dell’esistere. È questo, in fondo, il punto da cui occorre muovere per comprendere la portata del lavoro svolto dall’Autore: qui la fragilità non è una lesione dell’essere, ma una delle sue forme più profonde di verità.

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