MOLFETTA – Dopo una vita trascorsa navigando lungo le principali rotte marittime del pianeta, il Capitano di Lungo Corso Antonio Leone trasforma l’esperienza maturata in mare in una riflessione sull’attualità internazionale. È in uscita il 22 luglio, per Diarkos, il suo nuovo libro “Geopolitica degli stretti. Tra guerra e (nuovo) ordine globale”, un saggio che affronta uno dei temi più strategici del nostro tempo.
In questi giorni Leone è tornato nella sua Molfetta, città che gli ha dato i natali ma che ha potuto vivere solo a tratti, poiché la professione lo ha portato fin da giovanissimo a trascorrere lunghi periodi in navigazione, attraversando gli oceani e i principali snodi commerciali del mondo.
Il volume propone una lettura originale degli equilibri geopolitici contemporanei, mettendo al centro gli stretti e i canali marittimi, luoghi apparentemente lontani ma decisivi per il commercio internazionale, gli approvvigionamenti energetici e le relazioni tra le grandi potenze. Gibilterra, Suez, Bab el-Mandeb, Hormuz, Malacca e Panama non sono semplici passaggi geografici: rappresentano i punti nevralgici attraverso cui si misura oggi il controllo del potere globale.
Secondo Leone, il confronto tra gli Stati non si gioca più esclusivamente sul possesso dei territori, ma sulla capacità di governare i flussi che attraversano il mare. In questa prospettiva, il libro riprende e attualizza il pensiero del filosofo Carl Schmitt, offrendo una chiave interpretativa che unisce filosofia politica, diritto internazionale e strategia militare per comprendere le trasformazioni dell’ordine mondiale.
L’autore parte dall’idea che il mare sia diventato il nuovo teatro della competizione internazionale: uno spazio dinamico, privo di confini rigidi, dove il controllo di uno stretto può incidere sull’economia di intere nazioni senza che venga dichiarato formalmente un conflitto. Gli stretti diventano così i veri “interruttori” della globalizzazione, punti in cui si concentrano interessi economici, politici e militari.
Il percorso professionale di Antonio Leone rende questa analisi particolarmente autorevole. Capitano di Lungo Corso e, negli ultimi anni, comandante nel traffico costiero, ha ricoperto ruoli di grande responsabilità nella gestione della sicurezza della navigazione, del carico, delle emergenze e dell’organizzazione degli equipaggi. Parallelamente ha approfondito gli studi accademici, laureandosi in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e dedicando la propria attività di ricerca alla filosofia politica e alla geopolitica, con particolare attenzione al rapporto tra spazio, potere e ordine giuridico.
L’incontro tra esperienza sul campo e ricerca teorica costituisce uno dei principali punti di forza del saggio, che propone una riflessione concreta su come la dimensione marittima stia ridefinendo gli equilibri internazionali.
Per Molfetta, città storicamente legata al mare e che ha formato generazioni di comandanti e ufficiali della marina, la pubblicazione del volume rappresenta anche motivo di orgoglio. L’auspicio è che Leone possa presentare il suo lavoro nei principali festival culturali pugliesi e, naturalmente, anche nella sua città, dove la tradizione marinara continua a essere parte integrante dell’identità locale.
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