I grandi truffatori della storia, Domenico Vecchioni svela i segreti dei raggiri più incredibili di sempre - DiLei
16 Ottobre 2026

Dalle false lettere di Giulio Cesare alle truffe finanziarie miliardarie, passando per impostori capaci di ingannare persino le menti più brillanti: la storia dei grandi raggiri è un viaggio tra ambizione, ingenuità e straordinaria abilità nel manipolare gli altri.

Domenico Vecchioni, ambasciatore d’Italia e divulgatore storico, nel suo libro Le più grandi truffe della storia. Inganni e raggiri che hanno cambiato il mondo, edito da Diarkos, ricostruisce vicende realmente accadute, alcune così incredibili da sembrare inventate.

Il suo ultimo libro, Le più grandi truffe della storia, ci porta in un universo popolato da personaggi singolari, capaci di manipolare la realtà e sfruttare la fiducia altrui. Come è nata l’idea di dedicare un libro a questo tema?
Se si dà uno sguardo alla mia bibliografia, si vede che mi sono sempre interessato a personaggi fuori dalla norma, uomini e donne che hanno percorso strade poco battute e avuto destini particolari. Mi sono occupato di spie, spie donne, mercenari, legionari e grandi traditori. A un certo punto mi è venuto naturale fare un’incursione anche nel mondo degli inganni e delle truffe, dove si incontrano figure altrettanto singolari e sorprendenti.
Il libro è nato proprio da questa curiosità. Volevo condividere con i lettori le sensazioni che ho provato io stesso nel ricostruire queste vicende: l’interesse, la sorpresa, la curiosità e, in alcuni casi, persino il divertimento. Ci sono truffe che sembrano quasi commedie, tanto sono incredibili le situazioni che riescono a creare. Ma c’è anche una considerazione più seria: questi inganni, per quanto possano apparire ingegnosi, raramente hanno un esito felice per chi li organizza. Prima o poi, il conto arriva.

Il titolo parla di truffe che hanno fatto la storia. Ma quanto possono incidere realmente questi raggiri sul corso degli eventi storici e politici?
Non direi che tutte le truffe raccontate nel libro abbiano avuto conseguenze determinanti sulla storia. In alcuni casi, però, l’impatto è stato significativo. Penso, per esempio, all’affare Stavinsky, che provocò in Francia uno scandalo di dimensioni tali da alimentare una vera contrapposizione tra chi era pro e chi era contro Stavinsky, fino a coinvolgere anche il governo. In generale, tuttavia, il mio interesse non era dimostrare che ogni truffa abbia cambiato il corso degli eventi, quanto piuttosto raccontare storie che hanno dell’incredibile. Leggendole, qualcuno potrebbe pensare di trovarsi davanti a vicende romanzate, inventate per il gusto della narrazione. In realtà, sono fatti realmente accaduti. Mi ha colpito anche la loro dimensione cinematografica. Diverse di queste storie hanno ispirato film famosi. Basti pensare a Prova a prendermi, diretto da Steven Spielberg e interpretato da Leonardo DiCaprio, che si ispira alla vicenda di Frank Abagnale, oppure ai film legati alla storia di Clifford Irving, autore di false memorie attribuite a Howard Hughes. Sono vicende che sembrano nate per il cinema, ma che hanno le loro radici nella realtà.

Al di là della spettacolarità delle singole vicende, esiste un filo conduttore che unisce le storie raccolte nel libro?
Direi che il filo conduttore può essere riassunto da una frase attribuita ad Abraham Lincoln: si può ingannare qualcuno per sempre, ma non si possono ingannare tutti per sempre. È un concetto che sintetizza bene la parabola di molti grandi truffatori: per quanto l’inganno possa essere elaborato, arriva un momento in cui la realtà presenta il conto.
C’è poi un altro aspetto, forse ancora più interessante: questi personaggi riescono spesso a sfruttare una debolezza che appartiene a tutti noi. A volte siamo convinti di essere più furbi degli altri, di aver individuato un’occasione vantaggiosa o di poter approfittare di una situazione a nostro favore. È proprio in quel momento che rischiamo di non accorgerci di avere davanti qualcuno ancora più abile di noi. Il truffatore, infatti, non si limita a inventare una storia credibile: cerca di comprendere i desideri, le aspettative e le ambizioni della sua vittima. Sa che spesso non è necessario costringerla a credere a qualcosa; è sufficiente offrirle ciò che desidera sentirsi dire. E c’è anche un elemento che rende queste vicende particolarmente insidiose: chi viene truffato può provare vergogna e preferire non denunciare l’accaduto. Ammettere di essere stati ingannati significa riconoscere di essersi fidati della persona sbagliata o di aver creduto a qualcosa che, a posteriori, appare assurdo. È una dinamica che favorisce chi truffa e rende più difficile far emergere certi raggiri.

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