Transitiamumani. R. Gramiccia. TEORIA DELLA FRAGILITÀ - Radio Poetanza
21 Ottobre 2026

Dall'introduzione di Vladimiro Giacché. L’esplorazione del significato e delle implicazioni della parola “fragilità”, che Roberto Gramiccia conduce da tempo e che trova ora espressione in questo libro scritto con la collaborazione di Ginevra Amadio, rappresenta un contributo importante al recupero del potenziale semantico e critico del termine. Nella riscoperta della fragilità da parte di Gramiccia, che nasce da una lunga esperienza di medico e da una non meno assidua frequentazione del mondo della cultura e dell’arte, la parola assume infatti uno spessore nuovo e inconsueto. “Fragilità” non è qui il semplice signum di una debolezza individuale meritevole di compassione – quella compassione che nella nostra epoca ipocrita è «ciò che non si nega a coloro a cui si nega l’aiuto». È qualcosa di molto diverso da questo: è un aspetto ontologicamente costitutivo dell’essere umano. Il punto di partenza di questo approccio originale al tema della fragilità è rappresentato dalle riflessioni di Arnold Gehlen sull’uomo come «essere manchevole» (concetto che Gehlen a sua volta riprendeva da Herder): un essere che, indifeso più di altri esseri nell’ambiente naturale, si crea una seconda natura, il mondo della cultura specificamente umana, inventando la tecnica e facendone uso. La fragilità è insomma per Gramiccia «la creta con cui siamo impastati», un «vincolo» e una «formidabile risorsa» al tempo stesso.

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